CS&N @MJF
Sembra impossibile ma c’è stato un tempo in cui chi scrive non era Springsteeniano.
E il suo gruppo preferito era un altro.
Erano gli anni di Woodstock, della rivoluzione sessuale, del post sessantotto e moltissimi erano i fan del country, o folk rock. Un sacco di nomi, a parte qualcuno, che ai giovani non dicono nulla.

Il mio gruppo preferito era un supergruppo, formatosi appunto a Woodstock, fatto da quattro signori provenienti da esperienze di successo (Byrds, Buffalo Springfield, Hollies): Crosby Stills Nash & Young.
Due dischi splendidi (quasi tutto quello dopo è da dimenticare) che hanno segnato un’epoca, Deja Vu e Four way street. Due dischi che con chi li ha fatti hanno probabilmente contribuito a fare la storia della musica americana.
Neil Young, l’unico in grado di combattere il mio amore per Bruce ad armi pari, ha poi preso la sua strada, salvo unirsi recentemente per, come ai vecchi tempi, combattere per una causa, allora erano i morti in Ohio di Nixon, recentemente Bush. Gli altri più o meno tra progetti solisti e in coppia non si sono mai abbandonati.
Li avevo visti già diverse volte (mentre su Neil Young ho una specie di dannazione). Ma sono tornato volentieri al MJF per una data all’Arena. non è possibile cancellare la propria infanzia musicale.
Tralascio le mie imprecazioni verso Ticketone che vende per primi i biglietti peggiori e per gli organizzatori che per quasi 60 Euro di biglietto in un posto non piccolissimo non hanno messo neppure gli schermi giganti. Sappiamo che per vedere concerti organizzati bene (salvo rari casi) è meglio non stare in Italia.
Questi signori non sono certo dei ragazzini e la vita, soprattutto col grande genio Crosby, non è certo stata tenera. Anche se proprio Crosby l’ho visto meglio dell’ultima volta. E probabilmente loro stessi ne hanno le palle piene di cantare per la *millesima volta Deja Vu.
Ma come può una persona mediamente appassionata di musica e con un minimo di cuore non emozionarsi quando Crosby inizia a cantare che a momenti si tagliava i capelli?
Certo, con tutti i problemi di salute che ha avuto e i problemi di “riscaldamento” della voce che ha Stills iniziare con una canzone cantata da lui mi è parsa una pessima idea. Certo, molti cori sono ormai fatti più di mestiere perché la voce a certe tonalità non ci arriva proprio più.
Ma il fatto di fare un po’ di cover, da Dylan agli Stones, dimostra la voglia di continuare non solo per mestiere e il toccante momento nel quale Crosby racconta di Delta “mi ero perso, proprio perso, arriva Jackson Browne, ascolta un pezzo di questa canzone e mi dice che devo finirla, allora andiamo a casa di Warren Zevon perché là c’era il piano…” per un fan come me vale da solo il pezzo del biglietto.
Un po’ di ragazzini e non solo capelli bianchi, e questo è bello.
Per la musica vale il discorso di Springsteen, come posso spiegare cosa vuole dire ascoltare Long may you run o Deja Vu per me? Qualcosa che è così profondamente dentro di me che l’emozione è tanto grande da diventare quasi insopportabile.
Tutti, nella loro parte, in forma, con Stills particolarmente in vena con la sua chitarra. Pubblico entusiasta, con spesso tutti in piedi ad applaudire.
L’unico peccato è che purtroppo certe speranze siano nel frattempo sfumate.
Teach, your children well, Their father’s hell, Did slowly go by




