Solstizio d’estate, 1985
Non sono un appassionato di calcio e a San Siro ci sono stato più per concerti che per partite.
26 anni fa con il mio amico Eugenio (vieni, ti giuro, non te ne pentirai, da allora anche lui fan) nel solstizio d’estate partimmo credo in mattinata per Milano.
Caldo. Molto caldo se ricordo bene.
E un po’ di pregiudizi di noi “reduci dell’81″ verso i parvenue che arrivavano a vederlo per la prima volta e verso un disco “Born in the USA” che era diventato mainstream e ci aveva portato un boss (e molti suoi fans) con l’orrenda bandana che ci perseguiterà per lunghi anni a venire.
Ma poi, con un certo ritardo rispetto (mi fanno notare che ricordavo male) alle previste 19.30 (problemi di orario finale già allora, vista la lunghezza dei concerti) eccolo salire sul palco e… beh chi c’era sa che è impossibile dire cosa esplode in un momento del genere.
E io immagino cosa può avere provato chi lo vedeva per la prima volta e si trovava davanti quel muro di suono, quella incredibile band, quello spettacolo fisico e coinvolgente (il video è traballante e riprende più il pubblico ma…).
Una partenza con Born in the USA, Badlands, Out in the street. E il biglietto aveva già avuto il suo ritorno. Poi sarà tutto valore aggiunto.
Escludendo l’orribile (ancora oggi) Cover me del rientro sul palco (allora suonava con due set) con i suoi effetti eco e l’elettronica ecc. La setlist per chi lo conosce la dice lunga su come può essere stato il concerto.
Non a caso molti dei ragazzi che c’erano quella sera si sono poi incontrati in giro per il mondo con questa allegra e strana carovana che siamo noi fans con le nostre manie e consuetudini.
Per fortuna pur con i mezzi di allora (sembrerà strano ai giovani ma no telefonini o macchine digitali e le telecamere erano ben più grandi di oggi) un video c’è. La leggenda narra ce ne siano di migliori nascosti nei caveau del circolo dei collezionisti elitari.
Ma come sempre un video non può che fare rivivere le emozioni a chi c’era e dare una vaga idea di cosa è successo a chi non c’era.
Da allora il solstizio d’estate è il Bruce day (ho visto altri concerti se non ricordo male in questo giorno).
Ed ecco (dal 2.33) come la ricorda lui.
Purtroppo l’anniversario di quest’anno (tra l’altro trentennale per chi iniziò nel 1981) è molto triste
We miss you Clarence & Danny.





“E io immagino cosa può avere provato chi lo vedeva per la prima volta ”
eccomi qua…sono uno di loro…che si ricorda esattamente i primi 30 secondi di quel concerto..30 secondi nei quali sono stato “illuminato dalla luce”.
Alessandro
21 giugno 2011 alle 11:59 am
D’accordo su tutto
Hallenstadion Zurigo & S.Siro Milano ( la 2a e ultima volta ) io presente
la prima volta di S.Siro per me è stato a sentire un certo Bob Marley….
sergio
21 giugno 2011 alle 12:11 pm
Bellissimo, c’ero anch’io. una sola obiezione sull’inizio, perché Springsteen spaccò il minuto e salì sul palco alle 19 e 30 precise.
A sostegno della mia tesi, la recensione di Mauro Zambellini sul Mucchio Selvaggio dell’epoca (che eventualmente potete cercare qui http://www.unamanolavalaltra.it/home/Mucchio.Selvaggio.htm: il numero è il 90/91).
luciano
21 giugno 2011 alle 3:17 pm
@Luciano
Davanti a Zambo (grazie per il link all’archivio del Mucchio, non lo conoscevo) no excuses.
Non so perché mi ricordavo di aver pensato “a Zurigo erano stati precisissimi, al solito siamo in Italia.
Oppure confondo il mio preconcetto con la realtà.
Direi comunque che non è per me la cosa più importante tra i ricordi. Anche se giustamente da puntualizzare.
cifo
21 giugno 2011 alle 4:07 pm
naturalmente: avesse iniziato anche con tre ore di ritardo, sarebbe andato bene comunque a tutti noi che c’eravamo.
ma da frequentatore di concerti, abituato ai sistematici ritardi (talvolta pure benvenuti: se lo stesso Springsteen a Genova nel 1999 avesse rispettato l’orario previsto, io, i miei amici e qualche altro centinaio di persone in coda sull’autostrada ce ne saremmo persi la metà…), mi aveva colpito quella puntualità da timbraggio del cartellino, per citare il Maestro Zambellini..
E già che ci siamo: io, a San Siro, sono entrato quattro volte in vita mia.
Una – da agronomo – per constatare la pessima gestione del manto erboso, le altre tre per Springsteen.
E, soprattutto, che invidia per te e per gli altri “reduci” di Zurigo 1981 (… avevo 16 anni e la trasferta era improponibile ai genitori) !
luciano
22 giugno 2011 alle 9:51 am