L’eterna lotta contro i propri Evangelist

Ogni marchio che si rispetti cerca di fare in modo che i propri clienti diventino evangelisti dei propri prodotti, l’industria musicale è impegnata ad evitarlo.
Chi gestisce il business musicale ha dimostrato da lungo tempo di capire ben poco di marketing e mercato.
Si sono fatti fregare il business della vendita dei brani on line da Apple, combattono una battaglia contro internet invece di farlo diventare uno strumento, confondono un download con un mancato acquisto (il 90 di quello che la gente scarica finisce nel cestino alla velocità del suono, per rimanere in tema). Puntando sulla TV come mezzo di promozione (e la Tv ormai è obosleta per i consumatori di musica).
Il “download” è sempre esistito, quanti di noi hanno conosciuto nuovi artisti con le cassette? Quante cassette producevano i negozi di dischi? L’hanno mai letto Alta Fedeltà di Hornby con le sue compilation? E vogliamo parlare di quanto abbiano influito i bootleg a creare il mito di Springsteen, Stones, Dylan e mille altri?
Da fotografo amatoriale e assiduo frequentatore di concerti assisto ogni volta alla lotta tra security e pubblico. Ormai ognuno di noi ha in tasca fotocamera e telecamera nel telefonino e l’idea di potere impedirne l’uso è semplicemente ridicola come quella di arrestare lo scambio di mp3 (come lo era fermare la produzione di cassette o bootleg ai tempi). Il materiale prodotto è nel 90% dei casi più un ricordo che un contenuto di qualità.
Ma qui viene il punto. Il fan che è al concerto usa poi il materiale (foto, video) proprio come un Marketing Evangelist, pubblicandolo sulla sua bacheca di Facebook, pubblicando i video su YouTube e di nuovo su FB, taggando gli amici e conoscenti in quello che pubblica, ricevendo like e commenti.
Ciò che ogni azienda sogna, voglio vedere se un marchio di Jeans interverrebbe per censurare uno che pubblica la foto dei Jeans appena acquistati per farli vedere agli amici. O quante ragazze e donne pubblicano le foto delle scarpe desiderate o acquistate? Le aziende lo sognano, non combattono.
YouTube è ormai il principale strumento di diffusione della musica, io stesso quando vedo che c’è qualcuno che suona in zona, spessissimo vado lì e cerco un video di concerto per farmi una idea. Se piace ci vado.
O quando mi parlano di un artista è più immediato cercarlo su YouTube che non cercare un sito dove scaricare gli Mp3.
E questi utilizzi sono assolutamente alternativi all’acquisto di un CD. Se vedo che pinco pallino suona a Milano mica corro a comperare il CD per farmi una idea. Più facile che attratto da un video amatoriale su youtube vada al concerto, che mi piace e alla fine compero il Cd.
Io come mille altri che produciamo gratis (anzi con passione) contenuti video o immagini (tra l’altro spesso poi rubate dai giornali senza neppure lo straccio di un link o di una attribuzione) e li promuoviamo in rete non siamo in fondo Evangelist? Non stiamo promuovendo il “marchio” cantante o gruppo? Quale è il problema? Che le foto non sono state approvate dall’ufficio stampa o immagine del management? Che si vedono le rughe? Che ci possa essere qualcuno che vende le foto (che non è tra l’altro un business in capo agli artisti) come fa ogni fotografo affermato?
Non lo so, sinceramente non capisco. A me sembra tanto una lotta controproducente del tipo “abbiamo sempre fatto così”.





Parole sante. Ci sono ambienti dove la mancanza di buon senso è la regola…
blue bottazzi
22 luglio 2011 alle 10:50 am
Credo sia una mera questione di ignoranza e di cattiva gestione.
Ignoranza perche’ si combatte quello che non si conosce ed e’ piu’ facile combatterlo che studiarlo o comprenderlo. Alla fine l’ignoranza genera paura e la paura genere reazioni violente, scomposte o irragionevoli.
Cattiva gestione perche’ spesso i consulenti legali o i legal department sono misurati a numero di cause per unita’ di tempo: lavorano a cottimo come i muratori (con rispetto parlando dei muratori). Se il “legal” fa 10 cause al mese e’ muffo, se ne fa 100 e’ figo. Poco importa se 93 di quelle 100 sono spari casuali nella folla, l’importante e’ “fare quota”.
Poi c’e’ il comportamento aberrante delle major tale per cui chi acquista legittimamente una canzone o un film ha meno diritti di chi lo copia in maniera fraudolenta. Il primo (che ha pagato) ha un CD deliberatamente fuori standard per evitarne la lettura diretta, un DVD crittato o un file con DRM che ne impediscono la fruizione presunta “abusiva”; il secondo (che non ha tirato fuori un tollino) ha un file MP3 o MPG/AVI che puo’ copiare e convertire dove diavolo vuole.
Luigi Rosa
22 luglio 2011 alle 10:59 am